Ieri era momento inconfessabile, oggi la menopausa è un'occasione di rinascita. È la tesi di un divertente libro sulla menopausa, un cambiamento che riguarda 14 milioni di italiane. Ma a 50 anni è davvero possibile dire addio al ciclo senza traumi?

Prima o poi capita a tutte. Le mestruazioni sono in ritardo e, sebbene si sia nella fascia 45-50 anni, il primo pensiero è: «Oddio, sono incinta!». Un inutile test di gravidanza conferma l’evidenza: nessun bimbo in arrivo, sta iniziando la menopausa. «Alla protagonista del mio libro succede così: si ritrova all’improvviso spiazzata dal cambiamento ormonale in un età in cui di testa si sente ancora giovanissima» dice Rossella Boriosi, che in Nega, ridi, ama racconta le vicissitudini tragicomiche di 4 amiche alle prese con gli effetti collaterali del climaterio.

Come testimonia questo divertente sfogo di una di loro: «Mia madre è in menopausa: ha smesso di tingersi i capelli, fa ginnastica posturale e si è iscritta ai corsi di inglese dell’università della Terza età. Mia suocera è in menopausa: è stata una donna in carriera, ha progettato gli impianti elettrici di intere città. Adesso zappetta l’orto o sta spalmata su una poltrona a fare le parole crociate. Loro sono in menopausa, non io: indosso pure delle Converse verdi!».

A 50 anni le energie sono al massimo.

Se un tempo la fine delle mestruazioni era associata all’arrivo della vecchiaia, oggi non è così. Secondo la Società italiana di ginecologia, le donne attualmente in menopausa sono 14 milioni: l’età media è di circa 51 anni. Il climaterio arriva proprio in una fase gloriosa dell’esistenza femminile: posizione di lavoro raggiunta, figli ormai grandicelli e quasi autonomi, fisico che non cede perché chi yoga, chi pilates, chi bicicletta, alla fine tutte per la forma qualcosa fanno.

Ed è in questo momento ricco di soddisfazioni, impegni ed energia che si dileguano le mestruazioni. «Oggi c’è uno sfasamento tra il ciclo biologico della donna e la sua vita sociale: rispetto a ieri, a 50 anni si è nel pieno della realizzazione personale e professionale, ma culturalmente resiste ancora il mito che associa la perdita della fertilità a un momento di privazione e non di rilancio» dice Rossella Boriosi.

Anche il sesso riprende vitalità.

Tra le leggende che hanno contribuito a rendere la menopausa un momento buio da non confessare c’è quella del calo del desiderio e della fine dei rapporti sessuali: «Diciamo la verità: per le signore già tiepidine col partner diventa un’ottima scusa per non farsi più cercare tra le lenzuola» dice la psicologa e sessuologa Roberta Rossi. «Per molte altre invece l’intimità non è penalizzata, anzi: libere di divertirsi senza il rischio di gravidanze, tante donne riscoprono il sesso nella sua forma più ludica. Nessuno si aspetta che abbiano seni da sballo, ventre piatto e fianchi levigati.

E senza tormenti estetici si possono concentrare sul piacere». Altro plusvalore che le accoppiate fingono di ignorare (ma di cui tante single sono entusiaste) è che la donna matura è diventata oggetto di desiderio, soprattutto tra i giovani maschi. Il sito cougar.it ha fatto un sondaggio sui motivi di questa preferenza.

Se il 6% ammette che una partner più grande ha sempre qualcosa da insegnare, il 44% sostiene che che rende più sicuri, il 39% si sente più appagato e il 21% trova una maggiore sintonia mentale che con le coetanee.

Mica è detto che la menopausa sia la tomba dell’amore. Tutto falso, e lo dimostrano le miriadi di donne che hanno trovato e trovano l’amore dopo i 50 anni molto più facilmente di quando ne avevano 20. Come conquistare un uomo dopo i 50 anni?

Sedurre non è una prerogativa delle giovani donne, bensì anche per quelle di 50 anni.

Il periodo della menopausa è quello più intenso se osserviamo l’aspetto della sfera sessuale. Conquistare un uomo dopo i 50 anni non è più visto come uno scandalo. Sono tante le over 40 che scelgono di mandare all’aria una storia importante per dedicarsi alla ricerca del piacere. Conquistare un uomo durante la menopausa non fa più paura. Menopausa e amore vanno a braccetto, in quanto la donna sente aria di cambiamento.

Quante donne single in menopausa si disperano perché pensano che l’amore per loro non arriverà mai più? Esistono signore over 50 che fanno conquiste peggio delle ragazzine di 20 anni.

Come trovare un uomo in menopausa?

Menopausa è sinonimo di cambiamento. La donna attraversa un passaggio importante della sua vita che può spaventare e teme di non essere più in grado di conquistare un uomo dopo i 50 anni.

Esiste la credenza che gli uomini, d’istinto, cerchino ragazze sempre più giovani. E’ in parte vero, perché l’uomo ha l’indole del cacciatore, ma menopausa e amore devono essere viste in una nuova ottica.

Intanto, le donne dopo i 50 anni non si perdono in romanticherie da adolescenti. Vogliono andare al sodo, subito e senza tanti preamboli.

Le donne in menopausa hanno un grosso vantaggio sulle giovanotte, ovvero che sono disponibili sempre.

L’amore in menopausa è qualcosa di indescrivibile, perché la combinazione di ormoni e il coinvolgimento emotivo intensificano le sensazioni. Poi, vogliamo aggiungere la felicità dell’uomo che può finalmente essere libero dal digiuno forzato del periodo mestruale?

Menopausa e amore, i timori delle over 50

Trovare un uomo in menopausa sarà facile se ci si dimenticherà completamente di parlare degli ex e delle loro malefatte.

Siete donne mature, quindi niente remore e iniziare a corteggiare l’uomo come se non ci fosse un domani.

Un complimento detto al momento giusto, un fiore colto dal proprio giardino o un pensierino semplice possono fare breccia nel cuore degli uomini, meglio di una scollatura vertiginosa.

Senza neanche accorgersi, si passerà da single a fare coppia fissa in un battito di ciglia e ci si godrà l’amore in menopausa

 

Vaccino antinfluenzale e gravidanza, come comportarsi?
A spiegare alle donne in dolce attesa come affrontare l’influenza sono gli stessi ginecologi: ecco allora i consigli per affrontare al meglio questo periodo dell’anno anche in un momento così delicato come quello della gravidanza.

L’influenza 2016-2017 è già arrivata e, stando a quanto affermato dai medici, metterà a letto circa 6 milioni di persone in tutta Italia: se abbiamo già parlato di come accedere al vaccino e di quali siano i comportamenti da affrontare nei confronti dei bambini, parliamo oggi di come comportarsi in gravidanza. Paolo Scollo, Presidente Sigo – Società italiana di ginecologia, ha affermato che “La vaccinazione è consigliata sempre per le donne in gravidanza.
Bisogna sfatare il mito che la vaccinazione sia un problema o dia problemi. La vaccinazione risolve i problemi, non li dà”.

Il messaggio è quindi molto chiaro, alle donne in gravidanza è consigliato fare il vaccino antinfluenzale: dal Presidente della Sigo arriva però un altro monito per le donne in dolce attesa in merito al vaccino contro la rosolia.
Paolo Scollo ha infatti spiegato “Noi ginecologi siamo a favore di tutte le vaccinazioni ufficialmente approvate dal sistema sanitario nazionale.

I ginecologi invitano le donne in gravidanza a vaccinarsi per questa stagione influenzale e quelle che non sono ancora in gravidanza a controllare se hanno avuto la rosolia: se non l’hanno avuta l’invito è a vaccinarsi prima di rimanere incinte”.

Le donne in stato di gravidanza sono totalmente e, comprensibilmente, concentrate su quanto sta crescendo nel loro grembo e molto spesso pongono alla salute della loro bocca meno attenzione del solito. Più del 50% delle donne gravide, poi, con problemi dentali non richiedono cure odontoiatriche perché ritengono che uno scarso livello di salute orale sia normale in gravidanza oppure perché hanno timore che i trattamenti odontoiatrici possano provocare problemi al feto e/o all’andamento della gravidanza.

Alcune recenti ricerche ci informano anche che una buona percentuale dei dentisti tende a posporre le cure dentali delle proprie pazienti gravide al termine della gravidanza.

Questa particolare prudenza dei medici e delle loro pazienti gravide è legata al timore che i farmaci, che si usano durante un trattamento odontoiatrico, come ad esempio gli anestetici, gli antibiotici e gli antidolorifici, possano provocare malformazioni o comunque possano nuocere alla salute del feto.

Questo stato di cose fa si che quando c’è la necessità di cure odontoiatriche come ad esempio una estrazione o una devitalizzazione o è indispensabile assumere un farmaco e curare un ascesso la cosa viene vissuta con molta apprensione e spesso ci si rassegna a notevoli sofferenze. La ricerca scientifica e la clinica invece forniscono dati di assoluta tranquillità.

I ginecologi concordano con le maggiori agenzie internazionali di vigilanza sui farmaci come ad esempio la FDA (Food and Drug Administration) che le donne in gravidanza possono assumere durante il periodo di gravidanza senza timori antibiotici del tipo delle Amoxicilline, cefalosporine come pure non ci sono particolari problemi nell’uso dell’anestesia locale utilizzando alcune molecole come la xilocaina.

Per il controllo del dolore, farmaci il cui principio attivo è il paracetamolo pure vengono utilizzati al bisogno dalla maggior parte dei ginecologi che comunque vanno sempre consultati durante la gravidanza prima di assumere qualsiasi sostanza.

Quando dovesse essere necessario ricorrere ad una radiografia è possibile eseguirne un numero limitato a condizione che la futura mamma venga protetta con un apposito grembiule di piombo dal collo alle ginocchia.

La collaborazione del dentista con il ginecologo deve rassicurare queste pazienti che possono tranquillamente risolvere i loro problemi dentali con una visita preventiva .

Gli interventi nel primo trimestre che è il periodo in cui si hanno le principali fasi embriogenetiche del feto e le frequenti nausee renderebbero poco agevoli le manovre del dentista.

I trattamenti odontoiatrici troppi prolungati sono pure sconsigliati, salvo le urgenze, in quanto la dislocazione sotto ombelicale dell’utero rende sgradita la posizione da assumere durante le procedure odontoiatriche.

Possiamo concludere dicendo che le gestanti le cui gengive sono, a causa delle modifiche ormonali proprie della gravidanza, molto più sensibili alla minima presenza di placca batterica e sviluppano facilmente una gengivite gravidica e/o lesioni cariose (legate queste a modifiche delle abitudini alimentari o al vomito frequente) possono e devono con tranquillità affidarsi alle cure del dentista il quale in accordo con il ginecologo può intervenire quando necessario e in ogni caso predisporre un piano di profilassi individuale che nella quasi totalità dei casi mette a riparo dai disagi dentali legati alla gravidanza.

Al giorno d’oggi, per effettuare una diagnosi precoce sulla predisposizione genetica al tumore alla mammella e all’ovaio, sono disponibili dei test genetici che, tramite una semplice analisi del DNA estratto dalla saliva o dal sangue, sono grado di rilevare la presenza di mutazioni sui geni BRCA1 e BRCA24 ,
da eseguirsi in pazienti con familiarità ad alto rischio.

Il tumore al seno è la patologia oncologia più frequente nelle donne, con un’incidenza annuale pari ad una donna ogni nove . I sintomi del tumore al seno possono talvolta essere sottovalutati nelle prime fasi ma, se individuato in fase avanzata, diventa un tumore molto difficile da combattere.

Il tumore al seno si sviluppa più frequentemente nelle donne che presentano uno o più fattori di rischio, per esempio: con l’aumento dell’età sembra che ci sia un maggiore rischio di sviluppare cancro al seno.

Tuttavia, nel 60% dei casi il tumore al seno colpisce donne al di sotto dei 55 anni.
È stato osservato che nelle famiglie in cui è presente un caso di cancro al seno o all’ovaio è più frequente l’insorgenza della stessa malattia. Tali tumori hanno infatti incidenza familiare.
Esistono delle mutazioni genetiche, nel caso del cancro alla mammella e all’ovaio a livello del gene BRCA, che sono associate allo sviluppo di alcune forme di queste neoplasie.

La diagnosi precoce di questo tipo di tumori è indispensabile per aumentare le chance di sopravvivenza. Infatti, è stato calcolato che le donne a cui il tumore è diagnosticato “in situ”, hanno il 98% di probabilità di sopravvivenza a cinque anni dalle terapie.
Sottoporsi a screening per individuare precocemente il tumore al seno e il tumore all’ovaio è dunque fondamentale.
Compiere un autoesame di palpazione del seno, può aiutare a rilevare la presenza di anomalie quali noduli, secrezioni o dolori; ovviamente un autoesame non è sufficiente ed occorre effettuare con regolarità controlli medici con uno specialista in senologia.

Al giorno d’oggi, per effettuare una diagnosi precoce sulla predisposizione genetica al tumore alla mammella e all’ovaio, sono disponibili dei test genetici che, tramite una semplice analisi del DNA estratto dalla saliva o dal sangue, sono grado di rilevare la presenza di mutazioni sui geni BRCA1 e BRCA24.

Gli esami che permettono di individuare precocemente il tumore al seno sono l’ecografia, che effettua una scansione del tessuto della mammella per rilevare noduli o cisti, e la mammografia, considerato l’esame più affidabile per rilevare la maggior parte delle tipologie di tumore al seno in fase iniziale, quando dalla palpazione è ancora non rilevabile.

I primi sintomi della menopausa arrivano durante i quarant’anni: è importante saperli riconoscere per essere consapevoli e adottare i più adeguati stili di vita per affrontare serenamente questa delicata fase di transizione.

Spesse volte si hanno vampate di calore, perdite di urine e dolori nei rapporti sessuali (dispareunia) a causa della secchezza vaginale.
In alcuni casi, proprio per la secchezza vaginale, e sempre dopo parere del medico, può venire in aiuto la tecnologia MonnaLisa Touch™, nata per offrire alle donne un effettivo miglioramento della qualità della vita durante il delicato periodo della menopausa e della premenopausa.

MonnaLisa Touch™ è la tecnica più avanzata di foto ringiovanimento vaginale, sicura ed efficace in quanto basata su una tecnologia specifica sviluppata appositamente, la cui validità è attestata anche da 10 pubblicazioni scientifiche a livello internazionale.

Si tratta di un laser a CO₂ che emette impulsi delicati, progettato per il trattamento delle parti intime: MonnaLisa Touch™ corregge la riduzione di volume della mucosa, la rimodella e ne ripristina l’idratazione e l’elasticità, in modo indolore e senza gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche.

I dati confermano che è efficace in oltre l’80% dei casi migliorando effettivamente la qualità della vita delle pazienti. Grazie a MonnaLisa Touch™ quasi tutte le donne trattate hanno dichiarato di essere pienamente soddisfatte del trattamento laser e di aver notato importanti risvolti positivi anche sulla qualità della propria vita già dopo la prima seduta.

Una seduta dura circa una decina di minuti e un ciclo di trattamenti prevede 3-4 sedute

E’ una paura presente in ogni futura mamma: contrarre la toxoplasmosi. Ma che cos’è e come possiamo evitarla?

Iniziamo con il dire che se la toxoplasmosi è un’infezione causata dal parassita Toxoplasma gondii, e se la contraiamo al di fuori della gravidanza è una malattia molto banale, simile ad un raffreddore.

Non sempre ci si accorge di averla contratta e una volta che ciò accade si rimane poi immuni per tutta la vita.

Possiamo contrarla in tre modi: mangiando carne cruda o poco cotta (le più pericolose sono quelle suine e ovine), mangiando frutta o verdura contaminata, toccando escrementi di animali infetti senza poi lavarsi accuratamente le mani.

Se invece la contraiamo in gravidanze, in modo particolare durante le prime 13 settimane, possiamo andare incontro a conseguenze molto serie.

Questa malattia può essere trasmessa al feto attraverso la placenta comportando gravi malformazioni.
Se viene contratta nel primo trimestre è meno probabile che il feto venga contagiato ma è molto alto il rischio di aborto spontaneo. Il rischio di contagio è massimo nel terzo trimestre, ma le conseguenze sono in genere meno gravi.

Per verificare se sia avvenuto o meno il contagio possiamo fare toxo-test e nel frattempo bisogna seguire alcuni accorgimenti : evitare insaccati freschi o poco stagionati mentre è concesso il prosciutto cotto; Bere solo latte pastorizzato e lavare molto bene frutta e verdura.

Boom di malattie del sesso fra i giovani. In Piemonte 2.500 nuovi casi ogni anno

Tra chi contrae una malattia sessualmente trasmessa cresce la frequenza dell'uso di "droghe da sballo", un comportamento che aumenta i rapporti sessuali a rischio.

A registrare il fenomeno è il Seremi, il servizio regionale di epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.

Dopo i nuovi casi di infezione da Hiv, il virus responsabile dell'Aids, l'allarme giovanile si sposta sulle infezioni sessualmente trasmesse (Ist) che hanno questi nomi: sifilide, gonorrea, clamidia, senza dimenticare il loro ruolo nel facilitare la trasmissione sessuale dell'Hiv che l'anno scorso ha registrato circa 250 nuove diagnosi in Piemonte.

Le Ist sono così il risultato di un sesso "sballato" che non contempla rischi e pericoli come malattie acute, infertilità, esiti cronici e anche morte.
Il dato non lascia indifferenti: sono circa 2.500 le persone con Ist registrate ogni anno nei nove centri piemontesi di riferimento (3 a Torino e 6 tra Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbania e Vercelli). Due terzi sono uomini e sono giovani con meno di 35 anni (59%), il 22% ha meno di 24 anni. Le ragazze con meno di 24 anni sono il 33%, i ragazzi il 17%.

Nell'80% i pazienti con Ist sono italiani (un dato in crescita), il restante riguarda gli stranieri. A Torino, con l'85% delle diagnosi totali, si concentra la maggior quota di accessi e di diagnosi.

Un appello ai giovani , specie se adolescenti.
Usate il Preservativo perché con queste malattie non si scherza e di AIDS si muore.

I dati sono allarmanti: i giovani non usano il preservativo. E così aumentano le malattie a trasmissione sessuale, clamidia in testa. Ecco cosa provoca e i rischi per la salute

Negli Stati Uniti per i teenager al primo posto tra le malattie sessualmente trasmissibili oggi c’è la clamidia. Che è tra le più infide: se non viene diagnosticata e curata tempestivamente, può anche portare a sterilità nelle donne. La colpa di questo picco? Il mancato uso del profilattico.

I rischi per la salute

Ma non puntiamo il dito contro i ragazzi oltreoceano. L’Europa, Italia compresa, sta rapidamente raggiungendo il podio. «Purtroppo si è sensibilmente abbassato il livello di attenzione», spiega Massimo Origoni, professore di ginecologia, Università Vita Salute San Raffaele di Milano. «E questo porta con sé rischi importanti per la salute.

Non dimentichiamoci infatti che l’utilizzo del profilattico tiene lontano anche il pericolo di HIV, oltre che di tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili».

L'emergenza clamidia

Il problema della clamidia è che molto spesso non ha sintomi. È provocata da un batterio che si chiama Chlamydia trachomatis. E si trasmette unicamente quando si ha un rapporto sessuale non protetto con chi a sua volta ha già la malattia.

I dati dicono che se uno dei due partner è infetto, le probabilità di trasmissione all'altro sono del 20% e la durata media dell'infettività, se l'infezione non viene curata, può arrivare fino ad un anno.

Clamidia e HIV

Non solo. Secondo alcuni dati, le donne affette da clamidia potrebbero avere una probabilità di rischio di contrarre il virus dell’HIV cinque volte più alta rispetto a una donna sana.

Per questo è importante utilizzare sempre il preservativo, sia con un compagno occasionale, sia all’inizio di una relazione più stabile. Il lattice di cui è composto il profilattico infatti funziona come una barriera insuperabile. Il preservativo però va indossato anche durante i rapporti preliminari dal momento che la Clamidia, come tutte le malattie a trasmissione sessuale, si può contrarre anche attraverso il contatto con le mucose genitali, anali e della bocca.

Il test per la clamidia

Negli States comunque qualcosa è stato fatto. Il CDC di Atlanta, Center for Diseases Control and Prevention, l’ente statunitense che si occupa di prevenzione, ha raccomandato il test per la clamidia agli adolescenti che frequentano la High School, cioè nella fascia di età tra i 17 e i 19 anni.

Che rappresenta la fascia più a rischio perché è il periodo in cui le ragazze cambiano il partner con maggiore frequenza.
Secondo gli esperti americani, con un controllo annuale preventivo la malattia verrebbe colta e curata in circa otto casi su dieci, spezzando la catena di trasmissione. «E’ un tampone da effettuare per via vaginale», aggiunge il professor Origoni. «Il test si può effettuare in qualsiasi ambulatorio ginecologico se c’è la prescrizione del proprio medico curante.

E’ indicato quando ci sono episodi ricorrenti di altre malattie sessualmente trasmesse, come anche una semplice candida. Questo perché molto spesso la clamidia porta con sé un aumento di co-infezioni».

Come si cura la clamidia

Di per sé non è una malattia grave se viene ben curata. «Se il test è positivo, è sufficiente una cura antibiotica per eliminare il batterio e di conseguenza abbattere il rischio di infertilità negli anni a venire», aggiunge il nostro esperto. «A patto poi di iniziare a utilizzare il profilattico».

Nel 2013 proprio per arginare le malattie sessualmente trasmissibili, l’American pediatrics decise di promuovere la distribuzione gratuita di profilattici nelle scuole. L’iniziativa però ha portato con sé grandi polemiche e non sappiamo se è stata messa in pratica.

Certo è che l’alternativa al preservativo è l’astinenza sessuale, poco proponibile agli adolescenti. «Nelle scuole medie italiane vengono programmati incontri informativi sulla sessualità e sull’utilizzo del condom per la prevenzione delle infezioni», conclude il professor Origoni. «Ma non sono sufficienti.

Bisogna riattivare e incentivare campagne di informazione di più ampio respiro, che coinvolgano la fascia di teenager più a rischio».

L’infezione, se passata dalla madre al feto, può avere effetti negativi a livello neurologico. La sordità congenita è il danno più diffuso

Ogni giorno il nostro corpo viene in contatto con virus e batteri. Spesso non ce ne accorgiamo perché in una persona sana, grazie al sistema immunitario, riusciamo ad eliminarli senza conseguenze. Ci sono però dei momenti nella vita in cui bisogna stare maggiormente attenti al pericolo di infezioni. Uno di questi è la gravidanza e, in particolare, il primo trimestre.
Tra i vari virus e microrganismi a cui prestare attenzione il Citomegalovirus rappresenta una delle insidie più grandi nel corretto sviluppo del feto.

Cure non ce ne sono, la prevenzione del contagio e l’immediato intervento appena il bimbo è nato sono le sole strategie d’azione.

CHE COS'È il CITOMEGALOVIRUS?

Il Citomegalovirus è un virus appartenente alla famiglia degli Herpes. Si tratta di un virus molto comune che può infettare chiunque. La caratteristica dei virus erpetici è quella, una volta entrati nel corpo, di rimanere latenti all’interno dell’organismo per tutta la vita. In alcuni frangenti però possono riattivarsi come in caso di indebolimento del sistema immunitario.
Spesso l’infezione da Citomegalovirus è asintomatica o comunque presenta sintomi facilmente sovrapponibili ad una blanda influenza.
Ecco perché è solo attraverso un test specifico del sangue che è possibile capire se si è entrati in contatto con il virus.

Quali effetti ha nella donna in gravidanza?

Nelle persone in salute il virus non ha effetti dannosi. Anche in gravidanza le conseguenze dell’infezione nella madre sono pressoché inesistenti. A preoccupare è però il passaggio del virus dalla donna al feto. «Il periodo più critico è il primo trimestre della gravidanza.


Quante donne sono colpite dall’infezione?
Ad oggi le statistiche dicono che circa il 60-70% della popolazione femminile sia positiva al virus, ovvero è entrata in contatto con il Citomegalovirus almeno una volta nella vita e per questo il sistema immunitario è in grado di riconoscere il virus. Il vero pericolo è per il restante 30-40% delle donne. «

Il rischio di trasmissione al feto varia fra il 40 e il 50% nella forma primaria ed è solo dell’1% nella forma secondaria.
Nel nostro Paese l’incidenza è di poco meno di un infetto su cento nati vivi. Considerando che ogni anno in Italia nascono quasi 600 mila bambini è lecito ipotizzare di avere oltre 5 mila neonati all’anno con infezione congenita da Citomegalovirus.

Quali sono gli effetti sul bambino?

L’impatto di questa infezione sulla salute è considerevole essendo la prima causa di sordità neurosensoriale non genetica in età pediatrica (si ritiene sia responsabile di circa 1/3 delle sordità infantili) ed un importante fattore di rischio per lo sviluppo di deficit visivi, intellettivi e motori. «Fortunatamente circa l’85-90% dei neonati infetti non presenta segni clinici di malattia in epoca neonatale e nella fase adulta. Tuttavia il 10-15% di questi neonati asintomatici ha nei primi 2 anni di vita un rischio aumentato di insorgenza di deficit di sviluppo. In particolare circa il 7% dei bambini asintomatici alla nascita sviluppa deficit uditivo neurosensoriale» .

Come si interviene?

Nonostante vari studi clinici in atto ad oggi non esiste una cura validata per limitare i danni del passaggio del virus dalla mamma al feto. Fondamentale è invece l’intervento alla nascita. «Se l’infezione è avvenuta durante la gravidanza il bambino, entro le prime due settimane dal parto, dovrebbe essere sottoposto alla ricerca di eventuali anticorpi per stabilire se è positivo al virus. In questo modo, valutando anche altri parametri, è possibile stabilire se è necessario iniziare una terapia antiretrovirale per limitare l’effetto del virus»

Si può prevenire il contagio?

A differenza dell’influenza, il cui contagio può avvenire in maniera rapida, il Citomegalovirus può essere trasmesso attraverso uno stretto contatto con i fluidi corporei, saliva in particolare. Il modo migliore per limitare il rischio di contagio è dunque un’attenta igiene personale, soprattutto per le categorie di persone più vulnerabili alla malattia come le donne in gravidanza, gli individui immunodepressi, i bambini piccoli o appena nati.
Ad un anno di vita circa il 40% dei bambini è positivo al virus. Sono loro che possono facilmente trasmetterlo alla madre -mai venuta in contatto con il virus- durante una gravidanza successiva. Ecco perché, soprattutto in questo frangente, è sempre buona regola lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima di mangiare e di preparare e servire il cibo, dopo aver cambiato i bambini, dopo essere andati in bagno e dopo ogni tipo di contatto con fluidi corporei, specialmente nel primo trimestre

DOTTORI.IT

© 2019 Borroni Filippo. All Rights Reserved.

Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti. LEGGI